Tra condizione elegiaca del ripiegamento e volontà definitoria del mondo e delle cose, la poesia di Claudio Falangone tenta una sintesi originale tra giudizio e memoria.
Da una parte, la deriva impercettibile del ricordo, incosciamente trainante alla ricerca del tempo perduto, e, dall'altra, l'atteggiamento morale dell'autore di fronte alla vita che procede caratterizzano un'esperienza poetica che evita, contemporaneamente, sia l'elegia tout court sia l'epigramma.
L'esito è quello di un componimento di riflessione oltre che di immagini, definito nel segno della sintesi lirica della concentrazione del pensiero, dell'intensificarsi estremo dell'introspezione.

Papaveri rossi e margherite, che rappresenta un punto d'arrivo nell'esperienza poetica del Falangone, si fa catalogo privilegiato dell'autore, almanacco della privata condizione riportato costantemente alla linea maggiore della storia e della cronaca, breviario e sintesi di una nuova filosofia della vita.

Prof. P. Ruffilli